E' morto Angese, Sergio Angeletti per l'anagrafe. Un grande amico. Un grande artista.

Sergio e’ morto. Stroncato da una malattia che non aveva lasciato speranze.
Ma potremmo dire che e’ stato abbattuto mentre caricava a cavallo le trincee fortificate dei demoni. Sergio e’ stato un grande combattente per la liberta’.
Uno che ha sempre messo la sua dignita’ di fronte alle convenienze.
Uno dei piu’ grandi disegnatori italiani, giornalista e vignettista acuto, originale e geniale, al quale questo sistema di merda ha negato la possibilita’ di lavorare.
Le grandi testate per le quali disegnava lo hanno via via cacciato perche’ non riusciva proprio ad arruolarsi nel manierismo leccaculo dominante.
Dentro di me io piango il fratello che mi ha lasciato, ma sento che sia giusto innanzi tutto ricordare che era un combattente della liberta’ di pensiero, armato di un pennello sublime. E credo sia giusto dire che molto nella sua malattia ha pesato l'essere cacciato, esiliato, lasciato per anni senza lavoro.
Lui non ha mollato, ha continuato giorno dopo giorno a pubblicare le sue straordinarie storie su www.angese.it.
Giorno dopo giorno, nonostante nessuno lo pagasse per farlo. Incredibile costanza.
E' andato cosi’ avanti per anni. Tentando continuamente nuove strade, resistendo nel dialogo con un pubblico di amanti della satira che lo avevano scovato nella rete.
Sergio ha collezionato una quantita’ incredibile di porte sbattute in faccia. L'unico lavoro che gli era restato era uno spazio quotidiano sulla Nazione-Resto del Carlino, pagato una cifra vergognosamente bassa.
Uno spazio concesso quasi con fastidio, in una situazione nella quale qualunque sua proposta veniva bruciata sul nascere.
Sopravviveva in quello spazio perche’ non aveva altro e non voleva smettere di raccontare, comunque, a un grande pubblico.
Un genio al quale e’ stato impedito di lavorare, di produrre le sue infinite idee.
Lascia una casa che ha costruita pezzo per pezzo e che e’ un capolavoro di eleganza e fantasia.
Lascia una quantita’ enorme di disegni e storie. E molti amici.
Per ultimo ci ha regalato anche l'esperienza di vedere un uomo che affronta la morte con chiara coscienza della sua imminenza, continuando a vivere e amare la vita.
Sicuramente vivro’ il tempo che avro’ a disposizione con una determinazione piu’ forte, in futuro.
La vita e’ veramente preziosa e bellissima e anche nei frangenti piu’ tragici mantiene una sua poesia e eleganza.
Sergio se ne e’ andato con grande eleganza, magro da far paura, con in testa il basco con la stella rossa, la barba quasi bianca, estremamente bello anche se scheletrico.
Elegante come quando cavalcava lo stallone bastardo che aveva comprato a prezzo di carne da macello e trasformato in un magnifico alleato.
Bastava un piccolo segnale delle redini e lo spostamento indietro del corpo e il cavallo iniziava a camminare a marcia indietro e sembrava danzasse.
Se penso a Sergio lo vedo cosi’ anche se abbiamo passato molte piu’ ore a disegnare e discutere insieme piuttosto che a cavallo.
Mi fermo qua.
Vorrei aggiungere invece una nota.
In quest'Italia di merda ci sono cose che funzionano in modo straordinario.
In questi 2 mesi e mezzo di agonia abbiamo avuto contatti con diversi ospedali e cliniche, pubbliche e private. E abbiamo trovato isole di efficienza e di malsanita’ a volte divise solo da una porta. Nell'ultimo mese siamo finalmente approdati a una struttura pubblica assolutamente incredibile in Italia. Si tratta dell'Hospice di Perugia, clinica per le cure palliative, diretta dal professor Manlio Lucentini, con il quale collabora come psicologo il dottor Paolo Pannacci.
Si tratta di un luogo confortevole, colorato, con camere grandi per ogni singolo malato con un letto a disposizione di un parente. Sala da pranzo comune con libreria, divani, cucine a disposizione. Infermiere e dottori sono gentilissimi e presenti in modo premuroso e amorevole. E soprattutto queste persone riescono a compiere il miracolo di farti arrivare alla morte senza dolore aiutandoti anche psicologicamente. Il che in Italia e’ moltissimo, visto che siamo agli ultimi posti nella graduatoria mondiale dl consumo degli antidolorifici per i malati terminali. Queste persone hanno accompagnato Sergio, giorno per giorno sostenendolo in ogni modo. E in questo nella disgrazia e’ stato fortunato. Sergio ha avuto una morte dura, con una lunga estenuante agonia. Ma certamente ha avuto sopra tutto il grande dono della presenza di Ceres, la sua amatissima moglie che si e’ prodigata al di la’ del possibile, standogli vicino giorno e notte in un modo che poche persone riescono a fare. E credo che questo, insieme all'affetto degli amici che sono venuti a trovarlo da tutta Italia, sia stato per Sergio una giusta consolazione, un riconoscimento di quanto il suo amore, la sua amicizia e il suo lavoro siano stati per noi un regalo importante.
Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l'esistenza dl'Hospice, di uno spazio umano dove Sergio ha potuto concludere con dignita’ la propria vita.
PS
Il corpo del grande Sergio Angese, verra’ bruciato. Le ceneri saranno sepolte nel territorio libero dell'Universita’ di Alcatraz secondo le sue ultime volonta’.
Sulla strada che va alla torre, la’ dove sono le pietre dipinte, seppelliremo l'urna con le sue ceneri sotto una grande pietra sulla quale sara’ dipinto Astarte, il suo cavallo.
Chi passera’ da quelle parti potra’ parlare ad Angese.
Lui ha promesso che ascoltera’.
Che tu possa cavalcare in eterno nelle praterie del cielo.

Jacopo Fo

 

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Un genio al quale e’ stato impedito di lavorare, di produrre le sue infinite idee. Lascia una casa che ha costruita pezzo per pezzo e che e’ un capolavoro di eleganza e fantasia. Lascia una quantita’ enorme di disegni e storie. E molti amici. Per ultimo ci ha regalato anche l'esperienza di vedere un uomo che affronta la morte con chiara coscienza della sua imminenza, continuando a vivere e amare la vita. Sicuramente vivro’ il tempo che avro’ a disposizione con una determinazione piu’ forte, in futuro. La vita e’ veramente preziosa e bellissima e anche nei frangenti piu’ tragici mantiene una sua poesia e eleganza.

angese a santa cristina

ricordo con chiarezza delle sere di lavoro febbrile e notti insonni con barga, paolo, melik altri e angese a lavorare all'eco della carogna. angese che suonava il piano, e nel suo suonare il piano rivelava se stesso, un cialtrone, simpatico e altero, felice di essere citato sulla quarta di copertina di un mio libro o su un premio ottenuto a forte dei marmi, un maestro stanco di essere stanco...ma bello da ascoltare. di lui commuove il ricordo delle mani, grandi e eleganti, che diventavano di bambino quando prendeva i suoi pennarelli di feltro sottile e animava la sua politica fatta di personaggini insignificanti, meschini, primo fra tutti il seboso mussi. ero un ragazzo rompipalle e sempre alla ricerca di soldi, che cercava di monetizzare un bel talento. E angese si scontrava non poco con questa mia visione della vita. lui la giacca l'aveva lasciata, come la moglie, e romanzava i motivi dell'abbandono. Aveva scelto di vivere nella easy side of the street, lasciando anche molti morti, feriti, contusi dal suo carattere spigoloso... qualche debito col sottoscritto l'ha lasciato pure, ma non fa niente. non è il primo della liste e anch'io devo molto a un sacco di gente. santa cristina in quegli anni era il suo covo, il nostro covo ed è stata l'esperienza redazionale più bella...peccato sia andato via così. La vita alla fine ci richiama sempre dalla parte dissestata della strada. Sei un bel ricordo, come pane e cotoletta al devil bar.
r

Chissà cosa voleva realmente dalla vita, Sergio...

Chissà cosa voleva realmente Sergio dalla vita. Quando l'ho conosciuto era stato arruolato a Paese Sera per tentare di riempire il buco lasciato aperto da Forattini, che su quelle colonne si era abilmente inerpicato e fatto il grande balzo verso la neonata Repubblica di Scalfari. Il tutto con legittimo merito, naturalmente. Sergio era stato preso da la Voce Repubblicana dove aveva un contratto per fare caricature di politici, cosa nella quale era abilissimo, ma di vignette vere e proprie non ne aveva mai fatte. Non ti preoccupare, gli fecero, te lo diciamo noi cosa disegnare. E partirono le vignette con Zaccagnini vestito da Don Chisciotte, a cavallo di un ippopotamo con sopra il simbolo della DC, insomma roba anni '50 che Sergio, disciplinatamente, eseguiva. Ma il risultato non piaceva troppo al poco fantasioso committente il quale aprì la porta ad altri vignettisti (tra i quali il sottoscritto, Roberto Perini ed altri ancora) con l'intenzione di sostituirlo. Sergio si accorse della manovra, prese il committente per la collottola (Sergio era un ragazzone un pò fumantino) promettendogli un lungo periodo di degenza al traumatologico e la sua carriera, appena avviata, potè continuare serenamente la sua strada. Diventammo amici e ci frequentammo per un breve periodo con le rispettive compagne. Lui, con la sua, dava vita ad improvvisi e folgoranti sketch. Ricordo quella volta che, fermatici alla pompa di benzina self-service, lui sbuffando rientrò in macchina incazzato perchè la macchinetta gli si era mangiate le diecimila lire. "Diecimila?!" fece lei "E perchè hai messo diecimila? Non potevi mettere cinquemila?" seguì discussione violentissima quanto incruenta, con noi due ospiti che non sapevamo che fare o dire travolti dall'improvvisa tempesta verbale. Ogni volta che ripenso a quell'episodio mi viene ancora da ridere con grande affetto. Poi le nostre strade si divisero ed ho seguito la sua carriera a distanza, anche se con qualche piccolo e momentaneo contatto, come a "Il Male". Sergio non era tipo da "Male". Lui vestiva con giacca e cravatta, aveva la famiglia con i figli e la macchina, sembrava più un impiegato di banca. Ma ormai era entrato in quel mondo ed era, in qualche modo, irresistibilmente attratto. Non sono neanche sicuro che fosse di sinistra. Quando si provava a parlare di politica, ricordo, lui glissava con mio grande disappunto. Ma l'impiegato di banca aveva una caratteristica molto apprezzata, in quella redazione di fumati e strafatti, era un tipo con i piedi per terra ed acquistò ben presto una sua autorevolezza e grande rispetto. E, piano piano, iniziò a sintonizzarsi. Questa volta i maestri erano molto più capaci di quelli che gli erano capitati a Paese Sera e Sergio iniziò a disegnare le sue prime copertine de "Il Male". Ricordo la mia meraviglia nel trovarmele davanti in edicola: l'impiegato di banca che si trasformava in fustigatore anarcoide di sinistra! Sinceramente non ci ho mai creduto molto. Penso che lui si trovasse molto bene in quella compagnia, in quel mondo trasgressivo e se ne sia cautamente appropriato per dare una svolta alla sua vita e godersela meglio. Via giacca e cravatta, e vai con il casale, i cavalli, una nuova compagna e la vita alternativa con Jacopo Fo in Umbria.
Insomma, se l'è goduta, Sergio. Ma poi è arrivata, improvvisa, la Grande Stronza, e se l'è portato via.
Ciao Sergio.
Dino Manetta

A Se'

Apparente disincanto e cinismo antico dei romani,
parolacce e political incorrectness,
le scelte meno facili sotto barba e cappellaccio…

ma anche la meravigliosa capacità di volare alto,
eppoi, magari ridendo,
di calarsi dentro le cose piu’ piccole con la sensibilità dei grandi.

Non ci credo che domani passo ad Alcatraz
e “dopo” non ci andiamo a bere una cosa sotto le travi della palestra,
a fumasse mille sigarette fino alle tre di notte.

Già, “dopo”…

Non ci sono riuscito a salutarti malato,
e ora non ce vojo crede che non m’appari da dietro,
colla manona sulla spalla e l’ultimo sogno in tasca
da estrarre come un coniglio dal cappello.

E non ho tollerato le paginone dei quotidiani,
senza quattro soldi di pudore,
e l’ignoranza crassa di un sistema della comunicazione
incapace di tutelare i suoi maestri…
quelli veri, quelli che anche con una vignetta,
per talento e sensibilità,
riescono a narrarti un mondo.

Eggià, perché cazzeggiando, cazzeggiando,
il Signor Sergio Angeletti mi ha confermato
che l’intelligenza, lo spirito, la dignità,
vanno difese, coltivate e mai rinnegate.

So che la vita mi ha fatto un gran regalo
a permettermi di conoscerti,
di esserti amico, di passare del buon tempo assieme,
però ora, è tosta.

Una lucetta è che magari,
“dellà”, se c’è,
ti posso ritrovare, e allora mi spavento di meno.

Per ora, su una barca che non ho
ma che ha già un nome,
racconterò di una tazzina di caffè,
come hai fatto tu con me.

Maestro, te vojo bene.